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«C'È CRISI? I LAVORATORI TORNANO ALL'AGRICOLTURA»

Stefano Bosisio, Fai Cisl: «Dopo aver perso il posto in aziende del territorio, alcuni lavoratori hanno pensato a un ritorno alla terra. Alcuni si sono trasformati in florovivaisti. Altri hanno sfruttato piccoli appezzamenti per coltivazioni ad alto valore aggiunto. Un'inversione di tendenza? Difficile dirlo, per il momento il fenomeno è ancora limitato, ma...»

La Brianza sta tornando all’agricoltura? Forse è presto per dirlo, ma qualche (piccolo) segnale di una inversione di tendenza c’è. «La crisi economica - spiega Stefano Bosisio, Fai Cisl Mbl - ha colpito duramente il tessuto industriale brianzolo. Quel tessuto che per decenni ha retto l’economia del territorio e che aveva soppiantato il settore primario. Oggi, di fronte alla chiusura di aziende, le persone senza lavoro cercano alternative. E il ritorno alla terra inizia a essere un’opzione sempre più considerata».

Secondo i dati forniti dall’Inps, in Brianza nel comparto agricolo e florovivaistico operano un migliaio di società individuali e 300 aziende di piccole dimensioni. «Sono ancora numeri ridotti e, al momento, non fanno la differenza – continua Bosisio –, ma un segno c’è stato. Nel settore florovivaistico, per esempio, abbiamo assistito a un aumento di imprese individuali create da lavoratori rimasti disoccupati e che hanno ripensato al proprio futuro nella cura e nella manutenzione di giardini, parchi, ecc.».

Una crescita che riguarda anche l’agricoltura che, grazie a coltivazioni di nicchia, sta prendendo di nuovo piede. «La forte urbanizzazione e industrializzazione dell’ultimo secolo – osserva Bosisio - non hanno lasciato grandi spazi a contadini e aziende agricole. Esistono però appezzamenti di dimensioni sufficienti per coltivazioni e allevamenti di qualità. Produzioni d’eccellenza e ad alto valore aggiunto che garantiscono un reddito a molte famiglie».

È il caso delle coltivazioni di zafferano a Ronco Briantino e a Casatenovo. Una spezia, lo zafferano, che richiede molto lavoro, ma ha ottimi margini di guadagno. Oppure, ancora, il mais blu. Coltivato e consumato fin dai tempi degli incas in America latina, oggi è stato riscoperto per le sue qualità nutritive e la sua capacità di aiutare a prevenire malattie cardiovascolari come l’infarto. A Cornate d’Adda, due fratelli lo hanno messo a dimora e continuano a coltivarlo con buon successo.

«Nel nostro territorio si sta riscoprendo anche l’apicoltura con la produzione artigianale di miele e di derivati – conclude Bosisio -. Sono piccoli passi verso una direzione che, fino a pochi anni fa, sembrava impensabile ma che oggi, complice la crisi, è sempre più realtà».

 



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