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PEREQUAZIONI PENSIONI, RIEN NE VA PLUS

Una sentenza della Corte costituzionale taglia le gambe ai ricorsi dei pensionati contro la perequazione automatica o rivalutazione per gli anni 2012/2013 per i trattamenti superiori ai 1.405,05 euro.  Buzzi, Cisl Mbl: «I pensionati devono rassegnarsi. I loro ricorsi sono stati inefficaci dalla sentenza dell'Alta Corte»

C’è ancora qualche pensionato che telefona o chiede informazioni di persona alla sede della Fnp Cisl di via Dante a Monza. Perché erano stati 350 i cittadini brianzoli che si erano rivolti al sindacato dei pensionati della Cisl Monza Brianza Lecco per cercare ottenere tramite ricorso gli arretrati legati al blocco della perequazione pensioni 2012/2013. Ma la questione è ormai chiusa in maniera definitiva.

A eliminare ogni possibilità è stata la sentenza della Corte Costituzionale, che il 25 ottobre ha appunto respinto la richiesta di «illegittimità costituzionale» del decreto legge numero n. 65/2015 ritenendolo legittimo nel dare attuazione ai principi emanati nella sentenza della Corte Costituzionale n. 70/2015. La Corte ha infatti deciso che, diversamente dalle norme riguardanti tale blocco contenute del decreto Salva Italia, annullate con la sentenza n. 70/2015, la nuova temporanea disciplina della materia stabilita dal decreto legge n. 65/2015 (provvedimento Poletti, Governo Renzi), «realizza un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica».

Un’interpretazione che ha evitato alle finanze pubbliche un salasso difficilmente sopportabile. «Il ripristino integrale della rivalutazione – precisa Stefano Buzzi, responsabile previdenza e welfare della Cisl Monza Brianza Lecco -, unito agli arretrati derivanti, avrebbe portato a un rimborso complessivo di circa 26 miliardi di euro. Adesso, invece, tutti i pensionati che hanno presentato ricorso contro la parziale applicazione della sentenza n. 70/2015, devono rassegnarsi. I loro ricorsi sono stati in pratica resi inefficaci dalla sentenza di ottobre della Corte Costituzionale».

La complessa vertenza ha avuto inizio con il varo della legge n. 201/2011: l’allora Governo Monti, con il cosiddetto provvedimento Salva Italia, aveva deciso il blocco della perequazione automatica o rivalutazione per gli anni 2012 e 2013 per i trattamenti pensionistici superiori a 1.405,05 euro mensili. Contro questo provvedimento molti pensionati presentarono con esito positivo ricorso, vanificato però dall’opposizione dell’Inps. Sulla questione intervenne allora la Corte Costituzionale, dichiarando illegittimo  l’articolo della legge numero 201 relativo appunto al blocco della rivalutazione delle pensioni.

Il Governo con il decreto nu. 65/2015 fissò un rimborso parziale: nell’agosto 2015 i pensionati interessati hanno così avuto il rimborso nella percentuale stabilita dal decreto. Ma la parzialità della restituzione non ha convinto numerosi pensionati, che hanno presentato ricorsi sia amministrativi verso l’Inps, sia davanti ai tribunali ordinari. Tutti tentativi che la sentenza dello scorso 25 ottobre ha azzerato definitivamente.



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